I Said to the Wanting Creature Inside Me

I Said to the Wanting Creature Inside Me

I said to the wanting creature inside me:
what is this river you want to cross?
There are no travelers on the river-road, and no road.
Do you see anyone moving on that bank, or resting?
There is no river at all, and no boat, and no boatman.
There is no towrope either, and no one to pull it.
There is no ground, no sky, no time no bank, no ford!

And there is no body and no mind!
Do you believe there is some place that will make the soul less thirsty?
In the great absence you will find nothing.

Be strong then, and enter into your own body;
there you have a solid place for your feet.
Think about it carefully!
Don’t go off somewhere else!

Kabir says this: just throw away alla thoughts of imaginary things,
and stand firm in what you are.

The Kabir Book: Forty Four of the Ecstatic Poems of Kabir, Translation by Robert Bly, Beacon Press, Boston, 1993


Ho detto alla creatura bisognosa dentro di me:
Cos’è questo fiume che vuoi attraversare?
Non ci sono viaggiatori sulla strada lungo il fiume, e non c’è strada.
Vedi qualcuno che si muove in giro per la sponda, o che riposi?
Non c’è nessun fiume, nessuna barca, e nessun barcaiolo.
Non c’è nemmeno la corda per il traghetto, e nessuno che la tiri.
Non c’è nessun terreno, nessun cielo, né tempo né riva, nessun guado.

E non c’è nessun corpo, e nessuna mente!
Tu credi che ci sia qualche posto che renderà la tua anima meno assetata?
In quella grande assenza non troverai niente.
Sii forte allora, ed entra nel tuo stesso corpo;
lì hai un posto solido per i tuoi piedi.
Pensaci accuratamente!
Non andar via da qualche altra parte!

Kabir dice questo: basta che butti via tutti i pensieri di cose immaginarie
E rimani solido in quello che tu sei.

Kabir dice questo: basta che butti via tutti i pensieri di cose immaginarie E rimani solido in quello che tu sei.

Test

(a) È una poesia insensata
(b) È una poesia inquietante
(c) È una poesia irrealistica

La Mindfulness è semplice ma non è facile

Kabir

si pensa che sia vissuto tra il 1398 e il 1518. Poeta e mistico, lavorava come tessitore. Fu minacciato sia dai Musulmani che dagli Hindu, nei quali non si riconosceva. Alla sua morte, però, entrambe le religioni vollero acclamarlo come loro profeta! Kabir predicava la rettitudine e riteneva che si dovesse considerare ogni creatura sulla Terra come il proprio sé.

Tra i molti meriti di questa poesia c’è anche quello, a mio parere, di essere inquietante. I significati sono molti:

  1. Kabir si rivolge alla wanting-creature, che è una parte di lui. Ognuno di noi ha una parte che desidera sempre qualcosa di più, che ha bisogno di qualcosa di più per essere felice. Così pensa questa parte. Se non desiderassimo più nulla, la vita non andrebbe avanti: non avremmo la spinta che ci porta a fare, cercare, incontrare, ecc. Quindi il problema non è che esista la wanting creature dentro di noi, ma che la prendiamo troppo sul serio, come un bambino che fa le bizze: mi rifiuto di guardare i miei 10 (o 100) giocattoli finché non mi comperi il giocattolo tale e talaltro. Come potete capire, la wanting creature è messa male, perché di cose da goderci nella vita ne abbiamo un’infinità, basta che ci guardiamo intorno con attenzione e curiosità e  magari, anche, lasciamo briglia sciolta alla fantasia. Se aspettiamo la next thing per stare bene è un guaio, perché le next thing per loro natura hanno sempre una next thing successiva che si fa desiderare Quindi Kabir un po’ duro e beffardo (i maestri Zen danno perfino bastonate sulle spalle dell’allievo) dice: “Ma credi  che esista un posto che renderà la tua anima meno assetata? In quella grande assenza non troverai niente
  2. Io non sono allieva di Kabir e posso garantirvi che ci sono posti la cui bellezza, persone la cui tenerezza rendono la mia anima meno assetata. Se non faccio i conti con l’impermanenza (devo lasciare il posto la cui bellezza sazia la mia anima e tornare a casa a pensare magari le tasse), il dolce momento di tenerezza passa: sono mutevoli i nostri stati d’animo!
  3. Allora Kabir si fa ancora più duro, con l’eleganza formale di un grande poeta. Quello che credi di vedere, in realtà non esiste.
  4. Non esiste non solo perché impermanente, ma perché tutto ciò che percepiamo, a partire dalle sensazioni che il nostro corpo ci trasmette e  dal vedere il nostro stesso corpo, ha una realtà sola: la nostra consapevolezza. Senza osservatore, non c’è cosa osservata. E qui non occorre andare a tirare fuori qualche nozioncella sui quanta (spesso per farsi pagare: tieni due giorni di seminari sui quanta – e non sei un fisico, ma uno di questi  che si inventano insegnanti di chissaché, spregiudicati che cavalcano l’onda della “moda-per-ignoranti-che-non-sanno di- essere-tali” e gli sborsano  duecento euro: per aumentare la propria confusione mentale.
  5. Per capire, con il grande Kabir, che non c’è niente e nessuno, basta pensare di essere svenuti. La tua consapevolezza non c’è e allora there is no river at all, and no boat, and no boatman. There is no towrope either, and no one to pull it. There is no ground, no sky, no time no bank, no ford!
  6. E qui ci incalza fino all’estremo: and there is no body, and no mind! Le istruzioni per la Mindfulness di Kabir sono forti, determinate, non ti lasciano via di scampo
Mindfulness: there is no body and there is no mind

Ho sentito recitare questa poesia a Jon Kabat-Zinn: ce la stava donando per aiutarci a capire cos’è la Mindfulness, (che non è l’oretta e mezza di simil-meditazione che ora i pseudo insegnanti di cui dicevo sopra attaccano qua e là: quella i miei gatti la praticano meglio di tutti!) Grazie Jon. Grazie.

Il tuo corpo e la tua mente non ci sono, se non c’è la tua Consapevolezza (Mindfulness).

Sii forte, allora, ed entra nel tuo stesso corpo;
Forza, ci occorre. La Mindfulness è semplice, ma non è facile, ci ripete Kabat-Zinn.
Nel tuo corpo hai un posto solido per i tuoi piedi
Pensaci con cura!
Non andartene via da un’altra parte!

Dopo averci sottratto il mondo “fuori” di noi, Kabir ci fa scoprire un posto solido dove dimorare.

E ancora la sua antica poesia ci incalza, e Jon ripete questo verso per accompagnarci al momento in cui ci accingiamo a iniziare la pratica formale

E ripete ancora questo verso:

Kabir says this: just throw away all thoughts of imaginary things,
and stand firm in that which you are.

E così concludiamo.

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